Danilo Calegari

Lei mi chiede di parlare di me, del mio lavoro e della mia esperienza. Mi piacerebbe iniziare dal presente e in questo momento non posso fare a meno di dire, per prima cosa: Fora Temer. Perché? Nel momento in cui questa intervista sarà pubblicata, il futuro politico del Paese in cui sono nato, e con il quale mantengo rapporti diversi, sarà già deciso. Fora Temer è un grido contro il presidente ad interim e contro l’impeachment della Presidente Dilma Roussef, scelta da 54 milioni di elettori. Quello che sta succedendo ora in Brasile è un golpe politico, un golpe bianco, architettato dalla plutocrazia, dai mass media, dal partito che non è riuscito a ottenere i voti necessari negli ultimi 14 anni, con la collaborazione di una parte della magistratura brasiliana.

 

Cercare di capire quello che sta succedendo è ciò che attualmente mi impegna, che mi rappresenta. Mi informo sulla storia del Brasile, sugli ultimi avvenimenti sociali e principalmente sulle manifestazioni del 2013. Vado alla ricerca di quello che non è ancora chiaro, i fatti che rimangono sotto le ombre.

 

Cerco di decifrare e chiarire queste ombre per recuperare il tempo in cui l’ignoranza (la mia ignoranza) era meno esplicita. Credo che l’anno di 2013 sia stato cruciale per la comprensione del presente, perché è stato in quel momento che tutte le regole e i patti sono saltati: patti tra un governo che puntava sulle cause sociali ma che, nello stesso tempo, lasciava la plutocrazia brasiliana tranquilla e intatta.

 

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Dai disordini sociali del 2013, l’élite si è resa conto che poteva usurpare il potere e proporre il suo piano di governo impopolare. Nel frattempo l’idea maturava nelle menti più decrepite e vili, nell’attesa del risultato delle presidenziali del 2014. Il risultato non è stato favorevole al partito che contava con l’appoggio delle classi dominanti del Brasile. Cosa è successo allora? Sono stati sollevati dubbi in relazione al risultato, presentati ricorsi per il riconteggio dei voti, fino alla richiesta di impeachment della Presidenta nel 2015.

 

La Presidenta sarà allontanata senza aver commesso nemmeno un reato di responsabilità. Il fatto più importante accaduto in Brasile in questo 2016 è la conseguenza dell’ignoranza di coloro che non sono state eletti (partiti e elettori) e non sono nemmeno capaci di percepire, dalla montagna di privilegi sulla quale sono seduti, i progressi sociali che sono avvenuti in questi anni, principalmente a favore delle classi meno benestanti.

 

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Preferiscono mettere in risalto un’operazione di lotta alla corruzione che punisce di modo parziale unicamente il Partito dei Lavoratori, proprio il partito che ha portato avanti i cambiamenti più significativi per le persone svantaggiate del Brasile.

 

Per concludere: Fora Temer. Sono così: una persona che cerca di informarsi, non perché ritengo che “accumulare” conoscenza oppure essere “intelligente” sia motivo di una qualche gloria. È semplicemente passione, perché non riesco a vivere in un altro modo. È una passione  nel senso che ho bisogno di abitare e costruire costantemente le cose, gli argomenti che mi metto a trattare. È così con tutto! Con la mia compagna, la mia figlia (e sarà così con il mio figlio che nascerà a fine settembre) ed è così anche con la mia produzione nell’ambito artistico. Con la differenza che sono consapevole che il ritorno nell’arte è evanescente dal punto di vista materiale, però infinito per quel che riguarda le sensazioni. Trascendente come è stata la madeleine per Marcel Proust. A dirla tutta, ho iniziato a sperimentare l’arte dopo aver capito cosa significa “ritrovare il tempo”.

 

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Il lavoro che ho presentato a Tulles, in Francia, riguarda proprio il ritrovare il tempo. È un’opera sulla volontà di ritrovare le cose, gli spazi, i tempi; sensazioni di quello che ho già vissuto nelle immagini di un video. Immagini e sensazioni sono le mie ispirazioni. Si tratta di un lavoro ad aeternum, ad infinitum (ed è per questo che si chiama Streets where I’ve lived)… continuo ad aggiungere cronologicamente, utilizzando Google, le vie nelle quali ho abitato. Streets where I’ve lived è già stato presentato due volte in Brasile, una in Francia e, prossimamente, in Italia. La mia intenzione artistica è quella di suggerire, di far emergere l’esistenza di una collaborazione fra Google Inc. e me deliberatamente decisa da parte mia, allo stesso modo in cui Google e altre compagnie di servizi online fanno uso dei nostri dati, dei nostri segreti, archivi e della nostra pazienza per appropriarsi della nostra privacy e, soprattutto, della nostra libertà. A me, invece, piacerebbe usufruire un po’ della notorietà della compagnia, di Google, creando questa collaborazione.

 

Questo lavoro è stato presentato in due circuiti, il primo dei quali mi sembra molto presente in Brasile e nelle Americhe in generale. Si tratta di un tipo di circuito che ruota principalmente intorno ai centri di ricerca sull’arte, al mondo universitario e accademico e va alla ricerca di un allargamento della conoscenza, una direzione che non ha come scopo principale il materiale estetico come risultato finale e, soprattutto, di consumo. Credo che la questione del mercato non si ponga ancora in questo ambito. Anche se non si configura solamente come produzione di arte concettuale, nelle sue diverse forme sembra rivolgersi soprattutto a uno spettatore attivo, che conosce quello che sta guardando e che porta con sé questa presenza artistica.

 

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L’ambiente che frequento in Italia come mediatore culturale, artistico, sembra caratterizzato da una fruizione maggiormente “passiva” da parte dello spettatore e da una finalità commerciale del lavoro artistico: ciò non lo svaluta nella totalità delle sue manifestazioni. Inoltre, il circuito al quale partecipo come artista, qua in Europa, sembra porsi “a metà strada” tra questi due contesti. Si tratta di fiere e mostre create da persone che si muovono, che hanno iniziativa, che propongono con passione eventi e attività legate all’arte. A questo proposito, devo ringraziare le responsabili della Metamorfosy Gallery di Vicenza, che mi hanno dato in più occasioni la possibilità, con i loro inviti e suggerimenti, di partecipare a questi eventi.

 

Credo che il futuro dell’arte sarà il decentramento, lo smembramento di un panorama dominante ed egemonico: il mondo dell’arte universitaria e accademica, della magazine art, delle call, dell’internarte, delle minoranze etniche, dell’arte politica, delle azioni artistiche, ecc., che, a loro volta, gravitano intorno a un circuito che ha scopo commerciale: le grandi esposizioni, le biennali. Tutto con molta forza e indipendenza per esistere di per sé, per mantenere la propria autonomia. L’arte è forza e produzione di blocchi di sensazioni che si conservano, l’esistenza perenne è il suo passato e il suo futuro.

 

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Você me pede para falar de mim, de meus trabalhos e de minha experiência artística, então eu gostaria de iniciar do momento atual e não poderia deixar de dizer: “Primeiramente, Fora Temer!” Por quê? Provavelmente a entrevista vai ser publicada depois do final do mês de agosto de 2016 e o futuro político do país onde nasci, Brasil, e com o qual mantenho diversas relações já terá sido resolvido. Fora Temer é um grito contra o presidente em exercício e contra a suspensão do mandato da Presidenta Dilma Roussef, escolhida por 54 milhões de eleitores. O que acontece no Brasil atualmente é um golpe sem armas ou golpe frio, arquitetado pela plutocracia, pelas grandes empresas de comunicação, pelo partido que não conseguiu os votos necessários para governar nos últimos 14 anos pelo partido que apoiou anteriormente a presidenta e pela colaboração de uma parte da magistratura.

 

Atualmente, eu sou e estou tentando entender o que acontece, do mesmo modo de quando procuro fazer um trabalho artístico. Leio muito sobre a História do Brasil, sobre os acontecimentos sociais recentes e, principalmente, sobre as manifestações de 2013. Procuro o que não está esclarecido, os fatos que permanecem na sombra.

 

Procuro decifrar e esclarecer essas sombras, essa “íntima obscuridade”, para recuperar um tempo em que a ignorância (a minha) era menos explícita. Acredito que o ano de 2013 foi crucial para o entendimento do momento atual. Foi exatamente quando todos os protocolos e os pactos foram quebrados: pactos entre um governo que pautava pelas causas sociais ao mesmo tempo em que deixava as elites intactas.

 

A partir da inquietação social de 2013, a plutocracia e as elites do Brasil se deram conta que poderiam tomar o poder, sem a obtenção dos votos, obrigatoriedade em um estado democrático de direito, e propor seu plano de governo impopular. Enquanto a ideia incubava nas mentes mais decrépitas e vis, na espera do resultado das eleições presidenciais de 2014… este não foi favorável para o partido que conta com o apoio das classes dominantes do Brasil. O que aconteceu? Vários questionamentos com relação à legitimidade do resultado, pedido de recontagem dos votos e a protocolização do pedido de impedimento do mandato da presidenta em 2015. Presidenta que será afastada sem ter cometido nenhum crime. As consequências disso é que a ignorância dos que não foram eleitos (partidos e eleitores) e não são capazes de perceber, da montanha de privilégios no qual estão sentados, os avanços sociais, principalmente das classes menos favorecidas é o fato mais marcante no Brasil de 2016. Eles preferem pontuar a operação contra a corrupção que pune somente o Partido dos Trabalhadores, justamente aquele que fez essas mesmas mudanças mais significativas para as classes desfavorecidas do Brasil.

 

Para concluir, “Fora Temer!”, sou isso: uma pessoa que tenta se informar, não por achar que existe um gesto glorioso no fato de possuir conhecimento, ser “inteligente”. É simplesmente paixão, porque não consigo viver de outro modo. Uma paixão no sentido de que preciso habitar e construir constantemente as coisas, os assuntos os quais me presto a tratar. É assim com tudo! Com minha companheira, com minha filha (será assim com meu filho que vai nascer logo) e é assim, sobretudo com o que produzo no âmbito artístico. Com a diferença que, talvez, eu seja mais consciente que o retorno na arte é infinitesimal do ponto de vista material, porém infinito em sensações. Tão transcendente quanto foi a madeleine para Marcel Proust. Na verdade, comecei a experimentar a arte depois de ter entendido o que é reencontrar os tempos.

 

O trabalho apresentado em Tulles, França, é a propósito disso. É um ensaio sobre a vontade de reencontrar as coisas, os espaços, os tempos; sensações do que já vivi, naquelas imagens apresentadas no vídeo. Imagens e sensações são minha inspirações. O trabalho ad aeternum, ad infinitum (por isso que ele se chama Streets where I’ve lived) vai se formando com a anexação, por ordem cronológica, em parceria com o Google Inc., as ruas em que morei. Ele já foi apresentado duas vezes no Brasil, uma na França e, proximamente, na Itália. Entretanto, como trabalho, ele não se revelou, pois minha intenção é chamar à atenção para a parceria com o Google Inc. deliberadamente decidida por mim. Do mesmo modo que o Google Inc. e outras companhias, principalmente de serviços online, fazem com os usos de nossos dados, de nossa privacidade, nossos segredos, arquivos e nossa paciência para se apoderar de nossa privacidade e, principalmente, de nossa liberdade… Eu gostaria de usufruir somente um pouco da notoriedade da empresa a meu favor, ao criar esta parceria, como fica evidente nos créditos finais do vídeo.

 

Streets where I’ve lived se apresentou em dois circuitos. Um dos quais me parece mais presente no Brasil e nas Américas. Este é um circuito que está instaurado principalmente em centros de pesquisas sobre a arte e universidades e ele vai em busca de uma ampliação dos conhecimentos, uma direção que não visa o resultado final como material estético e, sobretudo, de consumo. Na minha opinião, a questão mercadológica ainda não se põe nesse circuito. Mesmo que ele não se configure somente como produção de arte conceitual, ele, em suas diversas concepções, parece ir de encontro a um expectador ativo, que conhece o que está presenciando e que porta consigo, ao término da experiência, essa presença artística. O circuito que frequento na Itália, como arte-educador, me parece dirigido a uma apreciação passiva do espectador e uma finalidade mercadológica do trabalho artístico: o que não o desvaloriza na totalidade de suas concepções. Este é o circuito hegemônico, o que dá mais acessibilidade à narrativa e ao discurso da arte como história. Além disso, o circuito que participo como artista, também aqui na Europa, parece estar entre um meio termo dos dois apresentados acima. São feiras e exposições criadas por pessoas que buscam, que têm iniciativa, que propõem, de modo apaixonado, eventos e atividades ligadas à arte. Nesse ponto, eu tenho somente a agradecer às responsáveis da Metamorfosy Gallery de Vicenza, porque são elas que me possibilitam experimentar estes circuitos de produção artística através de seus convites e suas instruções generosas.

 

Acredito que o futuro da arte seja este: sua descentralização, seu desmembramento de um panorama dominante e hegemônico. O que já aconteceu há uns trinta anos, talvez, mas que persistirá, com cada vez mais autonomia – circuito de arte universitária, o circuito de arte publicada, dos editais, da internarte das minorias étnicas, das artes políticas, das artes públicas, das ações artísticas. Tudo girando em torno a um circuito que visa o mercado, as grandes exposições, as Bienais. Todos satélites com muita força e independência para existirem. Os artistas e a arte precisam ser vistas, têm necessidade de chegar ao público e é através do circuito que isto pode se concretizar. A arte – falo aqui das artes visuais, da música, da literatura, do cinema… é força, é produção de bloco de sensações que se conserva, tanto seu passado quanto seu futuro respondem somente à existência perene.

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