Chandra Fanti

 

Parlaci di te e del tuo lavoro.

“Gnôthi sautón” ossia “conosci te stesso”… Questo è il principio che mi ha sempre guidato nella mia vita e nel mio lavoro.  Il mio “lavoro”… è me stessa… L’odore della trementina è uno dei primi odori che ho sentito, forse subito dopo l’odore della pelle di mia madre. Grazie a quell’ “odore” non ho mai dovuto chiedermi cosa avrei voluto fare da grande. Non capivo il senso profondo della pittura… per me era una cosa automatica e naturale come il mangiare, o il respirare e non immaginavo nemmeno che si potesse vivere di pittura. Vedevo mio padre lavorare di giorno e dipingere di notte. Da ragazzina il disegnare e il dipingere erano un esercizio quotidiano, forse ossessivo, inconsapevole… con cui evadevo quello che mi circondava e rompevo la noia delle lezioni scolastiche. Questo era l’atto pratico della pittura… ho trascorso i primi vent’anni della mia vita alternando quest’attività a solitarie passeggiate tra le montagne umbre. E’ durante quei lunghissimi dialoghi interiori, quella voglia di conoscere i meccanismi della mente umana, quelle riflessioni su me stessa e su ciò che mi circondava che ha avuto origine il mio lavoro. Ci ho messo una vita a dargli una forma… Avevo una forte e rabbiosa volontà di rompere la superficie delle cose, percepivo un divario enorme tra l’apparenza della realtà che mi circondava e il mio “vedere”, percepire il mondo. La forte volontà di andare oltre la pelle delle cose ha trovato la prima resistenza nella mia stessa pelle e in tutto quello che era a contatto con essa, la società, il mondo “fuori”.

 

A ventiquattro anni finalmente riesco ad iscrivermi in accademia e “conosco” Antonin Artaud, Gilles Deleuze e grazie a lui profondamente Bacon, Gina Pane, Fontana, Franko B… Tutto inizia ad essere più chiaro nella mia testa… Inizio ad avere più consapevolezza di me stessa. Ancora il mio lavoro è rozzo, acerbo… e la volontà di scavare si manifesta in maniera fisica. Dipingo su tavola in quel periodo e con un arnese simile a un accetta spacco le tavole, le riduco a brandelli… Ma sento che non è abbastanza. Forse mi è servita Berlino , città in cui mi sono trasferita 5 anni fa, per approdare alla forma che i miei lavori hanno ora. Mi ha offerto un punto di vista diverso e la voglia di abbandonare “la ragione” a favore di una libertà della sensazione. Hanno preso forma da sole le stanze con i cavalli, saltando da un buco profondissimo, buio della mia mente… Il primo quadro era questo: una stanza asettica, geometrica con una porta buia da cui usciva orgoglioso uno strano essere con le gambe esangui da uomo, privo di busto, con una testa e un collo da cavallo che si attaccavano al bacino. Nel secondo il cavallo aveva inglobato l’uomo dentro se stesso. Questa volta saltava fuori da una finestra buia, bianco e fiero in una stanza “quasi” reale…

 

es

 

Da dove trai ispirazione?

C’è una bellissima frase di Sant’Agostino che recita: “Non uscire fori da te, rientra in te stesso. Nell’interno dell’essere umano abita la verità. E se scoprirai la tua natura mutevole, trascendi anche te stesso”…

 

 

Quale bisogno ti porta all’arte?

Rompere ogni limite, vincere ogni resistenza, togliere ogni velo, ricordare ciò che non si può dimenticare…

 

 

Parlaci delle tue esperienze con le gallerie e le “art fairs”…

Dopo una breve esperienza italiana, sono a Berlino. Non ho trovato terreno fertile nel posto più fertile del mondo… è una terra dove è facile raccogliere ciò che gli alberi centenari ancora riescono a produrre… ma non è una terra dove ho potuto piantare nulla. Invece qui, in questa terra brulla e a volte gelata vedo sbocciare qualcosa…

 

Father

 

Che significato ha l’arte per te?

E’ una domanda difficilissima e dalle mille risposte. A livello più personale posso dire che è il mio binario… senza il quale sparpaglierei i miei pezzi ovunque, senza una direzione.

 

Che cosa ne pensi dell’art system del tuo paese?

E’ una Lobby.

 

Qual è il futuro dell’arte?

Non ho la sfera di cristallo… posso solamente sperare che  ritorni ad essere presa più sul serio. Credo molto nella giustizia del tempo…

 

http://selected-artists.com/exhibited-artists/chandra-fanti

 

il mito di fedro

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